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(Le opere pubblicate dall’ex ANTONIO GIANNONE EDITORE sono state cedute a titolo gratuito all’Associazione Culturale Aquarius)
(Il formato, quando non diversamente indicato, è di cm 17 x 24)

Giuseppe Calligaris:

Giuseppe Calligaris nacque il 29 Ottobre 1876 a Forni di Sotto (Udine). Il padre era medico condotto del luogo. Seguì i corsi di medicina dell’Università di Bologna, dove, nel 1901, si laureò con una brillante tesi dal titolo Il pensiero che guarisce. Nel 1902 si trasferì a Roma e divenne assistente del famoso Prof. Mingazzini, direttore dell’Istituto di Neuropatologia della Facoltà di Medicina di quell’Università. Già nei primi anni della sua carriera scientifica, il Calligaris aveva osservato alcune anomalie della sensitività su ammalati di disturbi e lesioni del sistema nervoso che furono di capitale importanza per la sua futura attività. Nel 1908 pubblicò le sue prime osservazioni su questo argomento e il Prof. Baccelli, allora presidente dell’Accademia di Medicina di Roma, disponeva che una commissione, composta di tre eminenti professori, esaminasse le scoperte del giovane medico. Questi conclusero il loro esame affermando che il Calligaris non aveva dimostrato tutto quanto aveva asserito e lo consigliavano di proseguire le sue ricerche. Nel 1909 fu nominato segretario del primo congresso dei neurologi italiani, ottenne la libera docenza a Roma e pubblicò la sua prima opera scientifica: Le mieliti sperimentali. Ritornò ad Udine, dove fondò, con l’aiuto del padre, una clinica per malattie nervose, non trascurando però di tenere i corsi alla Facoltà di Medicina di Roma fino al 1939. Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, si arruolò e fu assegnato come capitano-medico ad un reparto della III Armata. In quell’occasione, si prodigò coraggiosamente per alleviare le sofferenze fisiche e morali dei soldati. Tornato a casa, pubblicò il volume Un medico e la guerra, che sollevò molto scalpore per alcune spregiudicate riflessioni sulla guerra. Nel 1927 pubblicò Il sistema motorio extrapiramidale, un’opera fondamentale di neuropatologia, che fu per circa venti anni uno dei libri di testo degli studenti di medicina italiani. Alla morte del Prof. Mingazzini (1928), il Calligaris avrebbe potuto ottenere la cattedra di neuropatologia; tuttavia, egli preferì continuare le sue personalissime ricerche, iniziate nel 1908 e proseguite parallelamente agli studi di neuropatologia. Fino al 1928 aveva pubblicato, sulle principali riviste mediche italiane e straniere, oltre 40 lavori sperimentali su un campo che più tardi avrebbe chiamato Le catene lineari del corpo e dello spirito. In essi riferiva sulle linee iperestetiche e sui particolari riflessi da lui scoperti nel corso di 20 anni di ricerche. Nel 1928 scoprì che la stimolazione o la «carica» (come egli era solito dire) della linea assiale di un dito o di una linea interdigitale provoca, in ogni individuo, sempre lo stesso riflesso fisico e, contemporaneamente, genera un sentimento sempre della stessa specie. Calligaris divenne presto conscio che questa prima incursione sperimentale nel campo della psiche era d’importanza capitale, e nella conferenza tenuta il 21 Gennaio 1928, davanti all’Accademia delle Scienze di Udine, non poté reprimere la sua emozione nell’annunciare questa scoperta. Ulteriori scoperte si susseguirono rapidamente. Dopo breve tempo, trovò che la carica di una delle linee provoca, oltre al riflesso cutaneo-psichico, anche iperestesia in un determinato viscere, ossia il riflesso cutaneo-viscerale-psichico. Nel 1931, durante l’esplorazione di una superficie cutanea, un soggetto intelligente e sensibile lo avvertì che in un certo punto percepiva una sensazione strana. Calligaris arrestò per qualche minuto il polpastrello del medio su quel punto ed ecco che la percettrice “vide” svolgersi, davanti ai suoi occhi chiusi, uno di quei misteriosissimi ed affascinanti fenomeni che vennero chiamati «esperimenti del Calligaris». In quel giorno accadde una delle più importanti scoperte della storia della scienza. Infatti, la “carica” delle “placche” permette di abolire, per tutta la durata della stessa, quell’ostacolo che impedisce alla coscienza la veglia di conoscere quello che avviene nel subcosciente. Queste placche ci permettono di conoscere le meravigliose facoltà della nostra psiche e di utilizzarle. Come il microscopio permette di estendere le ricerche nel microcosmo, così le placche cutanee permettono di estendere le investigazioni al di là del mondo sensibile, ossia nella metafisica (termine inteso nel significato datogli da Aristotele: al di là della fisica). In possesso di questo strumento, Calligaris si gettò a capofitto nelle ricerche e con ghiotta avidità esplorò la parte occulta, completò le conoscenze di parecchie discipline scientifiche. In soli 12 anni pubblicò ben 16 volumi, con i risultati delle sue ricerche, e due sono rimasti inediti (non sono più reperibili. Ma c’è chi sostiene che gli inediti siano addirittura sette!). I risultati erano così strabilianti che non furono accettati da nessuno e fecero persino dubitare dell’integrità delle facoltà mentali dello scienziato. Queste pubblicazioni, e specialmente il primo libro sul “cancro”, gli procurarono numerose amarezze e pesantissime delusioni. Le riviste che avevano pubblicato i suoi articoli arrivarono a rifiutare di pubblicarne altri; e così pure le Case Editrici che avevano pubblicato le sue prime opere (anche perché “consigliate” da alcuni politici e da alcuni “luminari” della scienza). Eppure sarebbe bastato pensare che queste ricerche il Calligaris le aveva condotte in trent’anni e parallelamente a quelle nel campo della neuropatologia ufficiale, altamente apprezzate da tutti i competenti. I suoi oppositori avrebbero potuto anche ricordare che da queste ricerche egli non traeva nessun vantaggio immediato, né finanziario né morale. Come conseguenza degli inconsulti attacchi che venivano mossi da ogni parte, egli dovette subire l’umiliazione di vedere diradare i pazienti che frequentavano la sua clinica, tanto che al principio della seconda guerra mondiale dovette venderla. Si ritirò nella sua villa di Magredis, a 20 kilometri da Udine, dove scrisse la maggior parte dei suoi libri (alcuni pubblicati a proprie spese), e il 31 Marzo 1944 si spense. Oggi in Italia le opere del Calligaris sono introvabili, poiché sono state oggetto d’attenzione da parte di scienziati stranieri, specie russi e americani, che ne hanno fatto incetta. Molti degli esperimenti in essi descritti sono stati ripetuti con successo da parecchi ricercatori (adesso anche in Italia). Nell’intento di rendere omaggio a questo grande scienziato ed affinché il suo lavoro vada perduto, la nostra Associazione, continuando il lavoro dell’Antonio Giannone Editore, ripubblicherà (sempre in maniera integrale, ma con un’impostazione moderna, e nello stesso ordine con cui uscirono in origine) tutte le opere della serie Le catene lineari del corpo e dello spirito.

Le catene lineari del corpo e dello spirito. Allegato Il pensiero che guarisce (tesi di laurea del Calligaris, ricercatissima e introvabile), illustrazioni b/n. La III edizione è in preparazione.

Le catene lineari secondarie del corpo e dello spirito, pagine 230 (II edizione), illustrazioni b/n, € 14,00.

La fabbrica dei sentimenti sul corpo dell’uomo:
Vol. I (esaurito; faremo una nuova edizione)  Vol. II (esaurito; faremo una nuova edizione)  Vol. III, pagine 454, € 18,00. Numerose illustrazioni b/n nei tre volumi.

Le catene lineari del corpo. VII Serie di ricerche (vi sono descritte le linee oblique e trasversali). Pagine 64, illustrazioni b/n, € 4,50.

Le meraviglie dell’autoscopia, in preparazione.

Le catene lineari del corpo nei meccanismi dello spirito, in preparazione.

C. Louis Kervran

Per la prima volta in Italia sono state tradotte e pubblicate le ultime opere del grande scienziato francese C. Louis Kervran (scomparso da più di dieci anni), “moderno alchimista”, scopritore delle trasmutazioni atomiche a debole energia. Kervran dimostra che in Natura, sia in seno alla Terra e sia negli organismi viventi (e quindi anche nel nostro corpo) avvengono delle trasmutazioni atomiche a debole energia, attualmente completamente ignorate dalla scienza ufficiale, la quale realizza in laboratorio alcune trasmutazioni atomiche attraverso il bombardamento dei nuclei degli atomi con particelle fortemente accelerate, quindi con l’impiego di alte energie.

Nell’opera Prove in geologia e fisica delle trasmutazioni a debole energia l’Autore dà le prove, attraverso lo studio delle alterazioni che avvengono nei monumenti, lo studio del carbon fossile, del passaggio dalla dolomite al calcare, della granitizzazione, del metamorfismo di alcuni minerali, che alcuni elementi possono trasmutarsi in altri, in base a delle regole ben precise. L’invarianza della materia, ufficialmente accettata dalla scienza ufficiale, risulta quindi falsa. La fisica nucleare deve essere riesaminata alla luce delle prove fornite da Kervran.

L’opera Prove in biologia delle trasmutazioni a debole energia consta di tre parti. Nella prima l’Autore esamina innanzi tutto alcuni “misteri” della biochimica delle piante. Egli asserisce, ad esempio, che l’unica spiegazione accettabile del fatto che le piante riescono a sviluppare il loro fogliame senza alcun apporto di concime magnesiaco (il magnesio è uno dei componenti della molecola della clorofilla) è che il calcio si trasmuta in magnesio a causa dei batteri del suolo. Questo fenomeno avviene pure nei muri umidi, nei quali i batteri del salnitro trasformano il calcio dell’intonaco in magnesio, producendo nitrato di magnesio, mescolato al nitrato di potassio. Un esperimento di trasmutazione che tutti possono fare è quello, ormai classico, sulle galline. Lasciando delle galline ovaiole senza calcare, in capo ad alcuni giorni, esse depongono uova dal guscio molto sottile, quasi molle; dando in seguito della mica (a base di silicio), le galline ritornano a deporre uova dal guscio normale. Le applicazioni delle trasmutazioni biologiche in dietetica e in medicina sono moltissime, sono basate su vari esperimenti condotti sull’uomo e sugli animali e confermati da ricerche in microbiologia vegetale. È attraverso la biologia umana che Kervran ha iniziato le ricerche sistematiche che lo hanno portato alla convinzione che si possono produrre nell’uomo fenomeni diversi da quelli chimici, inspiegabili altrimenti che con un’azione subatomica a livello del nucleo dell’atomo. Ad esempio, il problema del passaggio dal sodio al potassio è in fisiologia di grandissima importanza. È questo un meccanismo di cui dispone la natura per assicurare la regolazione termica dell’organismo. Perché gli operai che lavorano alla ricerca del petrolio nel Sahara, in piena estate, non hanno “insolazione”? Essi mangiano salato e succhiano zollette di sale. Nel laboratorio di fisiologia gli esperimenti provano pure che vi è escrezione di potassio durante il lavoro al caldo, se l’organismo dispone di sodio (donde l’importanza delle bevande salate per lottare contro l’ipertermia e la giustificazione di pratiche empiriche, come il dare brodo di legumi in caso di febbre, ecc.). L’aggiunta di potassio permette ad un tessuto in coltura di continuare a vivere ad una temperatura più elevata. Si tratta dunque di una reazione di difesa dell’organismo, che consiste nel secernere potassio per permettere la sopravvivenza in caso di aumento accidentale della temperatura. Sembra che qui si possa trovare la spiegazione della lotta dell’organismo contro la febbre dovuta al fatto che il passaggio dal sodio al potassio (che aumenta nel sudore e nell’orina) avviene per reazione nuclido-biologica fortemente endotermica. Kervran segnala pure alcune “anomalie” (dal punto di vista chimico) nell’essere vivente a proposito del calcio. Il calcare dell’osso è secreto da una membrana; ma se si trova calcare presso l’osso, all’uscita della membrana, sull’altra faccia, all’entrata, non se ne trova mai. In altre parole, quel che entra nella membrana non è calcare, quello che ne esce è calcare. Così i crostacei secernono il loro carapace senza che si trovi calcare dalla parte opposta della membrana, dove entra ciò che diverrà calcare. Gli esperimenti rigorosissimi a cui sono stati sottoposti i crostacei portano ad ammettere che non esiste alcuna spiegazione chimica del fenomeno. Secondo Kervran, la spiegazione è da ricercare nella trasmutazione del magnesio in calcio. Per provare questa asserzione, egli riporta diversi esperimenti eseguiti su diversi animali. Egli dà pure delle spiegazioni molto convincenti sul meccanismo che regola questa trasmutazione a livello cellulare. Dare esclusivamente calcio per ricalcificare, per combattere una carenza di calcio, è dunque un errore, perché viene dimostrato che l’arricchimento di calcio dell’ambiente esterno alle cellule è senza effetto sull’accrescimento di calcio all’interno delle stesse cellule. È il magnesio che ristabilirà il tasso normale di calcio nelle cellule. Non tutti i dietologi ed i pediatri sanno che la spasmofilia, dovuta alla mancanza di calcio nel sangue e nelle cellule contrattili, non può essere combattuta con il calcio, e che soltanto la somministrazione di magnesio ha per risultato di fare risalire il tasso della calcemia, di fare scomparire il rachitismo. Sembra che i bambini vittime di ipocalcemia avrebbero una deficienza di ordine enzimatico nella trasformazione del sodio in magnesio, di modo che bisogna dar loro più magnesio di quanto non comporti il nutrimento abituale. Bisognerebbe pure rinforzare la razione di magnesio nelle persone sottoposte a regimi senza sale per evitare decalcificazione. La seconda parte dell’opera è dedicata all’agricoltura. Anche qui sono descritti diversi esperimenti condotti dall’Autore per dimostrare l’aumento del calcio nelle plantule nate da semi messi a germinare in ambiente senza calcio. Dopo alcune settimane di coltura, si ottiene una moltiplicazione del calcio dei semi d’avena per 4 o 5, ed anche di più prolungando la coltura. Le ricerche di Kervran in agricoltura portano ad un’importantissima conclusione: l’apporto di elementi minerali al suolo non deve essere fatto in funzione di ciò che i raccolti asportano, ma in funzione di ciò che sarà trasmutato dalla pianta, per arrivare a ciò che si troverà nel raccolto. È ciò che Kervran chiama “sostituzione”, mentre l’agronomia classica ha provocato lo squilibrio dei suoli e delle piante con la tecnica erronea della “restituzione”. Attenendoci, ad esempio, all’analisi dei semi e delle plantule, potremmo pensare che vi sia poco cambiamento nel contenuto di magnesio e che un apporto di magnesio al suolo sarebbe inutile. (Questa è d’altronde la pratica usuale: in un concime “completo” si trova azoto, fosforo, potassio, ma non magnesio). Ora noi sappiamo che un apporto di magnesio è importante, perché viene utilizzato dalla pianta che lo trasmuta. Invece, contrariamente alle apparenze, l’apporto di potassio per questa pianta è inutile se essa dispone di magnesio, poiché il potassio è prodotto dalla stessa pianta. L’apporto minerale fatto al suolo per il metabolismo delle piante deve essere preso in considerazione per studiare la rotazione delle colture, praticata empiricamente da almeno 4000 anni. Oggi le ricerche di Kervran permettono di studiarla scientificamente. Ad esempio, possiamo determinare qual è l’apporto di calcio ad un terreno argilloso da parte di una pianta calcifuga, perché arriva il momento in cui tali colture rendono inadatto un terreno alla vegetazione di piante calcifughe ed una rotazione s’imporrà con una pianta calcicola (che utilizza il calcio). Un suolo troppo ricco o carente di un minerale può essere il risultato di un errore nell’avvicendamento delle colture. Una coltura di azalee (calcifughe), ad esempio, continuata per troppi anni nello stesso luogo, forma un terreno inadatto alla continuazione della coltura stessa, perché, anche senza apporto di calcio, il suolo è divenuto troppo calcareo a causa delle barbe delle radichette spezzate e rimaste nella terra al momento del raccolto. In certi casi si eviteranno rotazioni antieconomiche riequilibrando il suolo con apporti di minerali triturati. La terza parte dell’opera è dedicata alla spiegazione dei fenomeni osservati, ampiamente descritti e che interessano la microbiologia, la dietetica, la medicina e l’agricoltura. Kervran avanza delle ipotesi interessantissime e molto convincenti. Risulta chiaro, in ogni caso, che le trasmutazioni in Natura avvengono a livello nucleare ed il meccanismo ipotizzato da Kervran potrebbe avvicinarsi alla realtà. Il saggio di Kervran si chiude con una “Nota Finale” di O. Costa de Beauregard (fisico teorico). È un approccio teorico a quello che è stato chiamato “effetto Kervran”, cioè allo studio delle trasmutazioni atomiche non radioattive a debole energia, trasmutazioni generalmente (ma non necessariamente sempre) “catalizzate” dagli organismi viventi.

Nella prima parte dell’opera Trasmutazioni biologiche e fisica moderna, l’Autore presenta un esempio di “formazione” del calcio durante l’anabolismo di una pianta messa a germinare in un ambiente senza calcio. Questo studio è stato limitato ad un caso preciso, ad una specie nettamente “calcifuga”, in modo da esporre in dettaglio gli esperimenti che confermano un fenomeno che dimostra, in modo evidente, che la Natura può operare, in condizioni ben definite, delle trasmutazioni di elementi, intraviste fin dal 1799 dallo scienziato francese Vauquelin, nato almeno un secolo troppo presto, poiché allora la struttura del-l’atomo non era conosciuta. Nella seconda parte, di fondamentale importanza per gli studiosi, l’Autore spiega questa “operazione” atomica con una recente teoria che è stata oggetto del Premio Nobel per la Fisica nel 1979, quella delle “interazioni a debole energia”, che non hanno nulla a che vedere con le “interazioni a forte energia” (che si manifestano, per esempio, nella bomba atomica) e nemmeno con le altre due forme d’energia attualmente conosciute: le “interazioni elettromagnetiche” e le “interazioni gravitazionali”. Sono quindi possibili metodi di trasmutazione atomica completamente diversi dagli attuali; sono possibili procedimenti per intervenire nella materia a livello nucleare che la scienza d’oggi ancora non conosce, ma che forse gli alchimisti dell’antico Egitto, della Cina, dell’India o del cosiddetto “oscuro medioevo” conoscevano bene.

Prove in geologia e fisica delle trasmutazioni a debole energia. Pagine 200, illustrazioni b/n. Seconda edizione. Nuova traduzione di A. Giannone, € 12,50.

Prove in biologia delle trasmutazioni a debole energia. II edizione, pagine 356, illustrazioni b/n, € 15,50.

Trasmutazioni biologiche e fisica moderna. Pagine 248, illustrazioni b/n, € 18,00.

Michele Giannone:

Koilon. Per una teoria unitaria della materia e dell’Universo. Pagine 204, illustrazioni b/n, € 11,40.

Michele Giannone nacque a Palermo l’8 Novembre 1911. Sin da giovane s’interessò di scienze, e soprattutto di elettronica. Fu socio della Società Teosofica Italiana sin 1946, e sicuramente gli studi teosofici contribuirono ad ispirarlo nella formulazione di una teoria veramente rivoluzionaria sulla costituzione della materia e sulla creazione del­l’Universo. Dopo circa dieci anni di ricerche e prima di vedere il suo primo lavoro pubblicato, improvvisamente, il 26 Marzo 1982 abbandonò il piano fisico, lasciando centinaia di pagine manoscritte. Ed ecco nelle linee essenziali la sua affascinante teoria. Per Giannone, lo spazio è pieno della sostanza primordiale (la Sostanza-Madre o Koilon) da cui tutto prende origine e di cui tutto, in ultima analisi, è composto. L’idea di uno spazio pieno non è nuova, se già un antico commento orientale ai Veda riferisce che «nell’intero (Universo) non vi è nemmeno un dito di Spazio vuoto». Per H.P. Blavatsky () questa sostanza è chiamata «Sostanza-Principio, poiché diventa “Sostanza” sul piano dell’Universo manifestato, un’Illusione; mentre rimane un “Principio” nello Spazio astratto visibile ed invisibile, senza inizio né fine. È la Realtà onnipresente, impersonale, perché contiene tutto ed ogni cosa. La sua Impersonalità è la concezione fondamentale del Sistema. È latente in ogni atomo dell’Universo ed è l’Universo stesso» (2). Questa Sostanza-Principio, una, omogenea, durante il Mahapralaya, cioè la «grande notte», nel suo stato Pralayco, cioè di riposo assoluto o di «essere nel non-essere», riempie tutto lo spazio dell’Universo. Al momento del Manvantara, cioè del risveglio o dell’attività, sotto l’azione del primo impulso “fohatico”, la sostanza koilonica entra in agitazione, dando origine alle particelle “Omicron”, le quali, per successive aggregazioni, formeranno particelle sempre più complesse, fino a quelle che la fisica chiama impropriamente “elementari”. La materia è quindi il risultato di questo processo d’aggregazione. «L’Universo è la manifestazione periodica di questa Essenza Assoluta ignota. Però, il chiamarla “Essenza” è un’infrazione allo spirito stesso della filosofia. Poiché, per quanto il sostantivo possa derivare in questo caso dal verbo “essere”, pure Essa non può essere identificata con un “essere” di qualsiasi specie, concepibile dall’intelletto umano. Il miglior modo di descriverla è quello di affermare che Essa non è né Spirito né Materia, bensì ambedue. In realtà, Parabraman e Mûlaprakriti sono Uno, benché Due nella concezione universale del Manifestato e persino nella concezione dell’Unico Logos, la prima “Manifestazione”, al quale, come dimostra l’erudito conferenziere nelle Note sulla Bhagavadgîta, Essa appare dal punto di vista oggettivo come Mûlaprakriti e non come Parabrahman, come il suo Velo e non come la Realtà Unica celata dietro di esso, Realtà che è incondizionata ed assoluta» (3). Secondo Giannone, l’Universo può pensarsi diviso in otto Ottave Cosmiche ed ognuna di esse è costituita da 12 Piani di esistenza. Le prime 7 Ottave sono di formazione, mentre l’ultima rappresenta la “manifestazione finale”, cioè il mondo fisico. Una particella relativa al 12° Piano della prima Ottava è costituita da particelle appartenenti all’11° Piano. A sua volta, ogni particella dell’11° Piano è formata da particelle del 10° Piano, le quali sono anch’esse costituite da altre appartenenti al 9° Piano. E così via, fino alle particelle Omicron del primo Piano, che risultano formate dalla sostanza koilonica. Le aggregazioni relative ad ogni dodicesimo Piano di ciascuna delle sette Ottave rappresentano le sostanze-base necessarie alla formazione di ogni Ottava successiva. Il precedente schema è valido per tutte le Ottave, tranne per l’ultima, che può pensarsi divisa in 4 Regioni (atomica, molecolare, stellare, galattica). Ogni ottava è caratterizzata da un determinato numero massimo di “particelle Omicron” (multiplo di sette) in stato di aggregazione. Così, mentre la particella più pesante (4,3543631·10–85 g) relativa al 12° Piano della prima Ottava sarebbe formata da 712 = 1,3841287·1010 particelle Omicron, la particella più pesante della settima Ottava dovrebbe essere formata da 784 = 9,732745361·1070 particelle Omicron e dovrebbe avere una massa pari a 3361,4 volte quella dell’elettrone; essendo però molto instabile decadrebbe dopo circa 10–18 secondi. È chiaro che le divisioni di cui abbiamo parlato sono ideali, perché tutte le Ottave con i loro Piani esistono contemporaneamente e si compenetrano; ma i nostri sensi fisici possono farci conoscere appena il mondo impropriamente detto “materiale”. In ultima analisi, qualsiasi aggregato materiale è costituito da un ben determinato numero di particelle Omicron e, per conseguenza, è fatto di sostanza koilonica, la quale riempie anche tutti gli spazi liberi (fra una particella e l’altra, fra un atomo e l’altro, fra una molecola e l’altra ... fra una galassia e l’altra). Da molto tempo gli occultisti sanno che la materia di cui è fatto l’Universo non è così semplice come apparentemente i nostri limitati sensi ci fanno percepire. Così scriveva nel 1902 C.W. Leadbeater, noto autore di opere teosofiche e chiaroveggente: «Nella scienza ordinaria parliamo di un atomo di ossigeno, di un atomo di idrogeno, di un atomo di qualsiasi delle sessanta o settanta sostanze che i chimici chiamano elementi. La teoria dice: è un elemento quello che non può essere più oltre ridotto e ciascuno di questi elementi ha il suo atomo particolare, e un atomo, come sappiamo dalla etimologia greca della parola, significa appunto che non può essere più oltre suddiviso. La scienza occulta invece ha sempre insegnato ciò che la scienza fisica ha solo recentemente scoperto: tutti questi cosiddetti “elementi” non sono per nulla “elementi” nel vero senso del termine; ciò che noi chiamiamo un atomo d’ossigeno o d’idrogeno non è la particella ultima, infatti non è un atomo, ma una molecola, la quale, in certe condizioni, può essere spezzata in atomi. Ripetendo questo processo di disgregazione, si trova che abbiamo effettivamente un numero infinito di particelle atomiche fisiche tutte uguali; ciò dimostra che vi è un’unica sostanza alla base di tutte le altre sostanze e che le diverse combinazioni delle sue particelle ultime ci dànno ciò che in chimica viene chiamato atomo d’ossigeno o d’idrogeno, d’oro o d’argento, di litio o di platino, ecc. Quando questi vengono disgregati riotteniamo una serie di atomi tutti identici fra di loro, salvo il fatto che alcuni sono positivi ed altri negativi». «Queste particelle, comunque, si considerano come atomi soltanto dal punto di vista del nostro piano fisico; poiché vi sono dei mezzi con i quali anche questi si possono “disintegrare”; ma quando vengono così separati, ci forniscono una materia appartenente ad un diverso regno della natura, materia che non è espansibile con nessun grado di calore che si riesca a produrre, né si contrae con nessun grado di gelo a noi noto. Pure questa materia superiore non è semplice, ma complessa; troviamo che, a sua volta, esiste in una serie di stati di aggregazione corrispondenti a quelli della materia fisica che noi chiamiamo solidi, liquidi, gassosi o eterici e, continuando il processo di suddivisione abbastanza a lungo, raggiungiamo un altro tipo di atomo, l’atomo di quel regno della natura al quale gli occultisti hanno assegnato il nome di “mondo astrale”. Questo processo può essere ripetuto con ulteriori suddivisioni dell’atomo astrale, finché non ci troviamo a contatto con un altro mondo ancora più elevato e sottile, tuttavia ancora materiale. Nuovamente troviamo che la materia in quel livello più elevato esiste nelle ben note condizioni corrispondenti agli stati di aggregazione a noi familiari; e l’ultimo risultato delle nostre indagini ci porta ancora una volta all’atomo, l’atomo di quel terzo grande regno della natura che in Teosofia chiamiamo “mondo mentale”. Per quanto si sappia, non c’è un limite a questa possibilità di suddivisione, ma c’è un limite preciso nella nostra capacità di osservarlo. Comunque, possiamo vedere abbastanza da essere certi dell’esistenza di un numero considerevole di questi differenti regni, ciascuno dei quali è, in un certo senso, un mondo a sé stante, per quanto, in un senso più ampio, tutti facciano parte di un unico stupendo insieme. Nella nostra letteratura questi diversi regni della natura sono, di solito, definiti come piani, perché nel nostro studio è talvolta utile immaginarli come sovrapposti, relativamente ai diversi gradi di densità della materia di cui sono composti. Ma bisogna tenere presente che questa disposizione è usata unicamente per semplificazione e come simbolo, e che in nessun modo rappresenta gli effettivi rapporti tra i vari piani. Non devono essere immaginati cioè disposti l’uno sopra l’altro come le mensole di una libreria, ma piuttosto come esistenti nello stesso spazio e interpenetrantisi. È un fatto ben noto alla scienza che anche nelle sostanze più dure due atomi non si toccano mai; ogni atomo resta nel suo campo d’azione e di vibrazione ed ogni molecola a sua volta ha un campo proporzionalmente più ampio, sicché c’è sempre uno spazio tra loro, comunque possano trovarsi. Ogni atomo fisico galleggia, per così dire, in un mare astrale, un mare cioè di materia astrale che lo circonda e riempie ogni intervallo della materia fisica. È generalmente risaputo che l’etere interpenetra tutte le sostanze note, tanto il solido più denso come il gas più rarefatto; e proprio come esso si muove in perfetta libertà fra le particelle della materia più densa, così la materia astrale lo penetra a sua volta e circola in perfetta libertà fra le sue particelle. La materia mentale interpenetra a sua volta l’astrale esattamente allo stesso modo; sicché tutti questi diversi regni della natura non sono per nulla separati fra loro nello spazio, ma tutti esistono intorno a noi e fra noi, in modo che per vederli e analizzarli non è necessario spostarci nello spazio, ma soltanto aprire in noi quei sensi mediante i quali possono essere percepiti» (4). Quando è stata scritta l’opera da cui sono stati tratti i brani appena riportati, gli elementi chimici noti alla scienza erano circa settanta. Inoltre, bisogna tenere presen­te che la teoria atomica era stata appena formulata e Rutherford non aveva ancora proposto il suo modello atomico. Leadbeater però già parla di «disintegrazione atomica» ed avanza l’ipotesi – anzi egli ne era certo, perché la sua vista chiaroveggente non lo poteva ingannare – che gli “atomi” sono divisibili. Certo la terminologia che egli adopera non è quella attuale – per esempio, alcune volte adopera il termine “atomo” laddove avrebbe dovuto adoperare il termine “particella” –, ma ciò che è sorprendente è la visione chiara della struttura della materia. Per Leadbeater, le particelle che costituiscono i vari atomi sono aggregati di particelle ancora più piccole tutte uguali fra loro, «salvo il fatto che alcune sono positive e altre negative». Anche per Giannone tutte le particelle subatomiche sono formate da un determinato numero di particelle piccolissime, i “monopoli”, aventi tutte le stesse caratteristiche, tranne il loro movimento di rotazione, che possiamo convenzionalmente chiamare “positivo” e “negativo”. Esse risultano nelle particelle subatomiche a due a due accoppiate (positiva e negativa). Se sono in numero pari, la particella sarà elettricamente neutra; se invece sono in numero dispari, la particella sarà positiva (se prevale un monopolo positivo) o negativa (se prevale un monopolo negativo). La corrente elettrica non è un flusso di elettroni liberi, bensì un flusso di monopoli. La materia è caratterizzata dal movimento. Tutto si muove: dalle galassie alla più piccola particella. Se non fosse per il “moto” di cui sono dotate tutte le particelle, l’Universo non esisterebbe: vi sarebbe solo il Koilon. Ecco perché la materia e le forme materiali sono “Mâyâ”. «L’Universo, con tutto quello che contiene, è chiamato Mâyâ, poiché tutto quanto vi è in esso è temporaneo, dalla vita effimera della lucciola a quella del Sole. Paragonato all’eterna immutabilità dell’Uno e all’invariabilità di quel Principio, l’Universo, con le sue forme evanescenti e continuamente mutevoli, deve necessariamente apparire alla mente di un filosofo simile ad un fuoco fatuo. Ciò nonostante, l’Universo è abbastanza reale per gli esseri coscienti che lo popolano, e che sono altrettanto irreali» (5). La sostanza koilonica che riempie tutti gli spazi liberi costituisce con la materia una continuità sostanziale e spaziale e quindi deve essere dotata di densità elevata ed assoluta, costante in ogni luogo dell’Universo (1,4551152·1014 g.cm–3), anche nei cosiddetti “spazi vuoti” che la materia apparentemente presenta. Ora, se la materia non è altro che sostanza koilonica infinitamente differenziata, è evidente che la sua densità, rispetto alla densità del Koilon, deve essere abbastanza piccola, ad eccezione di quella che si riscontra negli stadi cosiddetti “finali” dell’evoluzione stellare e di quella esistente nei nuclei degli atomi. Ma se la materia è sostanza koilonica differenziata, non può essere “energia condensata”. La “materia” non può trasformarsi in “energia” e l’energia non può trasformarsi in materia, perché l’energia non esiste indipendentemente dalla materia. L’energia è solo la «capacità di compiere un lavoro» e quindi non si trasforma e non si trasmette. Solo il movimento si trasmette per urti successivi nella materia o per onde nella sostanza koilonica, come ha esaurientemente dimostrato lo scienziato italiano Marco Todeschini (6). Le onde provenienti da una sorgente, incontrando materia variamente aggregata, producono in essa vari fenomeni, conosciuti e sconosciuti all’uomo; incontrando il nostro corpo, provocano negli organi di senso delle vibrazioni che vengono comunicate alla nostra psiche, nella quale si producono delle sensazioni. La famosa e misteriosa equazione einsteiniana E  m c² perde così il significato che gli attribuisce la teoria relativistica. Per Giannone, questa formula dà l’energia cinetica di rotazione delle particelle attorno al proprio asse. È questa energia che causa, nelle disintegrazioni nucleari, i terribili effetti che conosciamo! Questa è, in sintesi, la teoria di Michele Giannone. Una teoria nuova e rivoluzionaria, che getta un ponte tra scienza “ufficiale” e scienza “occulta”. Le formule e le numerose applicazioni numeriche chiariscono e conferiscono “solidità” a tutto il lavoro. L’Autore ha forse trovato la “chiave” che ci permetterà di svelare molti misteri del nostro Universo.

() Elena Petrovna Blavatsky nacque l’11-8-1831 a Jekaterinoslaw (Russia orientale). Nel 1875 fondò, assieme al colonnello H.S. Olcott, a New York la Società Teosofica. Scrisse molte opere; fra le principali ricordiamo: Iside Svelata in 4 volumi; La Dottrina Segreta in 6 volumi; La chiave alla Teosofia; Occultismo pratico; Occultismo e Arti Occulte; La Voce del Silenzio. Fondò tre riviste: «Theosophist» a Madras, «Lotus Bleu» a Parigi e «Lucifer» a Londra.

(2) Blavatsky, La Dottrina Segreta, L’evoluzione del simbolismo universale, F.lli Bocca Editori, Milano 1947, p. 12.

(3) Blavatsky, op. Cit., pp. 12-13.

(4) C.W. Leadbeater, L’uomo visibile e l’uomo invisibile (come un chiaroveggente vede l’uomo interiore), Editrice Libraria Sirio, Trieste, 1959, pp. 21-24.

(5) Blavatsky, op. Cit., p. 13.

(6) Cfr. Marco Todeschini, La Teoria delle Apparenze, Ist. Ital. D’Arti Grafiche, Bergamo, 1949; Psicobiofisica. Scienza unitaria del Creato, Casa Editrice MEB, Torino, 1978.

Alberto Nigi

Tecno-Archetipi e civiltà. Saggio sulla filosofia antropologica del linguaggio universale. Presentazione di Mauro Laeng. Pagine 204, € 10,40.

Ecco il grande “mistero”! Pensiamoci bene: che cosa, in pratica, differenzia l’uomo dagli altri esseri viventi? Forse l’intelligenza? Niente affatto! In diversa misura ed in un certo senso, tutti gli esseri viventi sono dotati di “intelligenza”. Inoltre, gli stessi psicologi sono discordi ed assai imbarazzati nel fornire una de­finizione esatta di “intelligenza”. Le parole, infatti, spezzettano la realtà e pon­gono al pensabile dei confini artificiali, dove, in effetti, di veri e propri confini non ve ne sono. E allora, per quanto ci è dato sapere, dove sta la fondamentale differenza qualitativa e non quantitativa esistente tra uomo ed animale? A colpo d’occhio, non è difficile dirlo: l’uomo parla e scrive ed inoltre possiede le facoltà di concepire, progettare, costruire e adoperare utensili. Questa risposta, apparentemente banale e scontata, rappresenta invece la cosiddetta “chiave di volta” per farci comprendere le più nascoste origini della storia umana, poiché linguaggio verbale e tecnologia, aspetti dalla radice comune e fusi in un unico destino, hanno permesso all’uomo di realizzare un mondo artificiale parallelo al mondo naturale. Ciò ha fatto dell’uomo stesso un essere creativo, capace di pensare e di vivere l’esistenza nella dimensione del divino, ove si origina la sua spiritualità ed il suo aggancio col metafisico. Dunque, questa particolare “intelligenza”, che è il marchio di una spontanea evoluzione verso il “cielo”, non è altro che l’espressione del linguaggio archetipico dell’Universo tutto. Tuttavia, qualcosa non ha funzionato, poiché il mondo artificiale creato dall’uomo non appare positivamente armonico, bensì negativamente alternativo rispetto al mondo naturale. Dal crollo della “Torre di Babele”, simbolo della struttura tecno-verbale dell’intelligenza umana proiettata verso il “cielo”, l’umanità vive un turbine di malesseri interiori ed esteriori, fino alle espressioni della più angosciante atrocità. Da qui lo spettro tremendo del­l’autodistruzione; da qui l’avverarsi di un’oscura profezia: il crollo non mitico, ma reale della Torre di Babele. Questo saggio indaga l’uomo tutto, scavando tra i più oscuri e millenari segreti della sua evoluzione, muovendosi tra i più esulcerati interrogativi che caratterizzano la storia, nel tentativo di trovare qualche pur pallida risposta. Si tratta per il lettore di un vero e proprio tuffo nello sconfinato ed affascinante oceano degli archetipi fondamentali del pensiero creativo, dove domina l’idea antica della sintesi fra logos e tecne, che poi il pensiero magico ha raffigurato nei famosi simboli dei tarocchi o arcani. Attraverso questa indagine appassionata, l’Autore mette in evidenza stranezze e contraddizioni tali da porre in discussione tutto il tradizionale modo di concepire e di affrontare il problema dell’uomo, suggerendo altre vie interpretative per la fondazione di una nuova antropologia. Ma anche qui le sorprese non sono finite...

Angela Maria Alberti:

Biografia di un Extraterrestre. Pagine 248  musicassetta (composizioni di Giuseppe Vitulli), € 15,50 (solo il libro € 10,50).

Emanuele è uno strano e misterioso bambino. Persino i medici non sanno capacitarsi circa la coerenza di alcune sue piccole ma radicali anomalie psicofisiche, spesso causa di emarginazione e sconforto. I suoi genitori hanno vissuto già prima della sua nascita incredibili avventure in terra d’Africa. Chi è Emanuele? Neppure lui lo sa. Ma qualcosa agisce dentro e fuori di lui e lo conduce ad una progressiva conquista della sua identità. Sconcertanti esperienze, inizialmente oscure e indecifrabili, sogni misteriosi, strani incontri caratterizzano ogni fase più importante della sua crescita e contribuiscono alla scoperta di verità grandiose ed abbaglianti. Alla fine Emanuele, ormai adulto, decide di scrivere un libro sconcertante per rivelare all’umanità l’essenza delle conoscenze universali, riscoperte a contatto con intelligenze extraterrestri. Ma esiste veramente una realtà extraterrestre? Chi sono gli extraterrestri? Come vivono? Cosa pensano? Qual è la storia della Terra? E quale il suo destino? Dalle stelle “qualcuno” ci osserva. È questa una nostra speranza o una nostra paura? Le risposte sono nel libro di Emanuele che forse è nascosto fra le righe di questo “romanzo”. Forse gli extraterrestri sono anche fra noi, ma i loro mondi sono innumerevoli. La loro vita sociale si fonda su criteri semplici ed essenziali, completamente estranei alla mentalità terrestre condizionata dal mito del falso progresso tecnologico alienante. I loro mondi sono poi così lontani, irraggiungibili? Essi sono tanto lontani o tanto vicini quanto grande o piccolo è l’abisso che separa i diversi modi di concepire la vita. Questo libro, avvincente in ogni pagina, si legge tutto d’un fiato. Ma è veramente un “romanzo di fantascienza”? Forse... A chi lo legge però appare come una vera miniera di pensieri che sembrano scaturiti da una mente che non è di questo mondo.

C’è un misterioso legame tra questo libro, Tecno-Archetipi e civiltà di A. Nigi e Il Magnocraft di J. Pajak. Gli Autori sono diversi e distanti fra loro, eppure sembra che siano stati ispirati dalla stessa fonte. La lettura di uno solo di essi vi farà pensare in modo diverso, ma la lettura delle tre opere (iniziando possibilmente dal “romanzo”) cambierà completamente il vostro modo di concepire l’Universo, il tempo, lo spazio e la vita.

Roberto Volterri:

Dimensione tempo. Esperienze ai confini della scienza. Pagine 204 + 16 fuori testo, illustrazioni b/n, € 13,00.

In questo volume l’Autore prosegue le ricerche nel campo della Psicotronica iniziate nel 1976. Nella prima parte egli affronta con competenza il fenomeno della Precognizione. Viene fornito, dapprima, un brevissimo panorama degli episodi aventi natura chiaramente paranormale, per poi entrare nel vivo dell’argomento, esaminando le ricerche condotte dalla moderna Parapsicologia nell’ancora totalmente inesplorata “dimensione tempo”. Soprattutto fornendo tutte le indicazioni teoriche e pratiche per realizzare alcuni apparati elettronici, indispensabili nell’esecuzione di esperienze simili a quelle condotte dal Rhine alla Duke University. Un capitolo viene dedicato all’esame di semplici metodi matematici atti ad evidenziare quel “quid” che separa la “normalità” dalla “para-normalità”. Parecchie pagine del libro sono dedicate all’utilizzo del Personal Computer per la sperimentazione della percezione extrasensoriale e per l’analisi statistica dei risultati ottenuti con gli apparati elettronici descritti e con l’apposito programma per lo studio computerizzato dell’ESP. Vengono anche analizzate le probabili basi biologiche dell’ESP, nonché alcune fra le molteplici ipotesi via via avanzate per razionalizzare il (forse) più irrazionale dei fenomeni psichici. La seconda parte del libro è dedicata allo studio della Bioenergia. Pranoterapia, Guaritori, Energia Bioradiante, sono termini ormai di pubblico dominio. È possibile evidenziare con mezzi tecnici alcuni aspetti di queste ancora poco note “radiazioni”, entrate, per esigenze di natura medica o solo per motivi di studio, nel novero delle nostre esperienze di vita? A tal fine, l’Autore illustra un semplice apparecchio – sulla base degli studi del Gurwitsch e dei nostri Cremonese, Viale e Riviera – atto a rivelare fotograficamente i cosiddetti “raggi mitogenetici”, la cui natura potrebbe essere affine, se non addirittura identica, a quella della Bioenergia ad effetto terapeutico. Completa il quadro degli strumenti elettronici per lo studio del Paranormale, un dispositivo atto ad evidenziare, anche sulla base di specifici studi compiuti in Italia (Zanatta ed altri), minime differenze termiche tra due distinte parti del corpo. Questo lavoro non è ovviamente un trattato teorico; vuole invece fungere da stimolo, da supporto tecnico, per intraprendere esperienze in campo parapsicologico con quella necessaria serietà scientifica che, indispensabile in ogni settore, è divenuta “conditio sine qua non” per fare accettare alla Scienza “ortodossa” la realtà dei fenomeni paranormali.

Jan Pajak:

I sistemi avanzati di propulsione. Il Magnocraft. L’unico testo sull’energia libera e sulla propulsione magnetica pubblicato in Europa. Contiene informazioni sulla costruzione della camera oscillatoria (che funziona ad energia libera) e sul Magnocraft (che funziona a propulsione magnetica e che si serve della camera oscillatoria). Due volumi inseparabili di formato cm 21 x 29,50. Per una più pratica consultazione, il I volume di 340 pagine contiene il testo, mentre il II volume di 120 pagine (in carta patinata opaca) contiene le Tavole, i Disegni e le Fotografie in b/n e a colori. € 31,00.

Dopo più di quattro anni di lavorazione e dopo aver superato ostacoli di vario genere, è finalmente pronto il libro tanto atteso che getta le basi per quei radicali cambiamenti nella nostra società che permetteranno all’uomo di raggiungere le stelle in tempi relativamente brevi.

Nel 1972, mentre teneva una conferenza su alcuni aspetti dei sistemi di propulsione agli studenti della Technical University di Wroclaw (Polonia), il Prof. Jan Pajak si accorse che le invenzioni dei congegni propulsori seguivano un modello simmetrico. Questo modello, che permise più tardi la costruzione della Tavola Periodica, lo condusse alla scoperta che il comune motore elettrico costruito da Jacobie intorno al 1836 sarà necessariamente seguito prima del 2036 da un veicolo spaziale, che l’Autore chiama Magnocraft, che utilizzerà per il volo gli stessi principi di repulsione ed attrazione magnetica. Questo veicolo sarà propulso da un tipo di “magnete”, la Camera di Oscillazione (di forma cubica), così potente che sarà capace di sollevare se stesso e la massa del veicolo spaziale ad esso unita, come risultato dell’interazione repulsiva con il campo magnetico della Terra, del Sole o della Galassia. Nel 1980 il Prof. Jan Pajak sviluppò i dettagli tecnici del Magnocraft. Dopo avere inizialmente esaminato le argomentazioni dirette contro il suo Magnocraft dai fautori dell’antigravità e dopo avere acquisita conoscenza circa la futura evoluzione del Magnocraft in Veicoli del Teletrasporto e Veicoli del Tempo, sviluppò anche un concetto alternativo al “campo gravitazionale” (alternativo cioè al concetto al quale hanno aderito sinora gli scienziati), chiamato Concetto di Gravità Bipolare. A sua volta, questo concetto lo condusse alla scoperta dell’Effetto Telecinetico e al successivo sviluppo della teoria che sta alla base dei congegni ad energia libera e del Magnocraft della Seconda Generazione (propulso dal Moto Telecinetico prodotto tecnologicamente). Nello sviluppare le sue idee, Pajak ha posto speciale attenzione alla loro continua verifica, sia attraverso il confronto con le testimonianze disponibili e sia attraverso discussioni con esperti di fama mondiale di varie discipline. «Le teorie odierne formano la realtà di domani» e «lo standard di vita di domani dipenderà dai successi delle teorie odierne». Queste antiche verità, avendo trovato conferma moltissime volte nella storia, dovrebbero renderci responsabili della creazione, dello sviluppo, della diffusione e dell’applicazione delle nuove teorie scientifiche. L’Autore, essendo consapevole di questa responsabilità, espone in questo trattato le sue tre teorie concernenti: 1) un principio di propulsione completamente nuovo per veicoli spaziali (cioè per il Magnocraft); 2) il funzionamento di un nuovo congegno capace di produrre un campo magnetico di potenza teoricamente illimitata ed in grado di accumulare illimitate quantità di energia (cioè la Camera di Oscillazione); 3) i principi del moto telecinetico (cioè il Concetto di Gravità Bipolare ed un nuovo fenomeno che lo denota, chiamato “Effetto Telecinetico”) ed il funzionamento di congegni tecnologici che forniscono moto telecinetico per la propulsione di navi spaziali e per la produzione di energia libera. Se queste teorie dovessero essere applicate in pratica, non soltanto il nostro mondo dovrebbe essere ricostruito in tutti i settori collegati all’energia, ma anche ogni aspetto della nostra vita dovrebbe cambiare radicalmente. Occorre essere pronti a tale cambiamento!
Invitiamo gli Associati che avessero esperienza nel campo della “energia libera” o che, dopo aver letto il testo di Pajak, volessero passare alla fase sperimentale, avendo una preparazione in elettronica e in fisica, di mettersi in contatto (anche telefonico) con noi.

Jacqueline Andrè:

Sette miliardi di vegetariani. La rivoluzione alimentare del XXI secolo. Pagine 242, € 13,00.

Nel 2000 il nostro pianeta contava circa di sette miliardi di uomini e si prevede che la popolazione mondiale supererà i 10 miliardi nel 2025. Già nel 1988 (data di pubblicazione del saggio, peraltro sempre valido, perché le condizioni del nostro pianeta si sono ulteriormente aggravate) su 4 miliardi e 600 milioni di individui che popolavano la Terra, 2 miliardi di gente malnutrita viveva in condizioni di estrema povertà e 750 milioni di persone non disponevano nemmeno del minimo vitale ed erano in condizioni di estrema sottonutrizione. Secondo le statistiche del 1982 riportate dall’Autrice, 50.000 bambini con meno di 5 anni morivano di fame ogni giorno! Oggi, nonostante gli aiuti dei Paesi cosiddetti “avanzati”, la situazione si è aggravata in modo preoccupante. La morte lenta striscia sempre più nelle bidonville e nelle campagne più remote del pianeta, mentre i giganti dell’agrobusiness si accaparrano le terre migliori del Terzo Mondo per produrvi derrate di lusso destinate all’esportazione, anziché coltivarvi derrate alimentari da destinare ad un consumo locale. Ed anche se su queste terre sono coltivati cereali o alimenti proteici, essi sono esportati per nutrire il bestiame dei Paesi industrializzati, nei quali il sovraconsumo di carne è la norma. L’uomo comune però sconosce che il sovraconsumo di carne è una delle cause principali della mortalità per malattie cardiovascolari e cancro. Questo saggio passa in rassegna i diversi ostacoli alla realizzazione del­l’autonomia alimentare dei Paesi in via di sviluppo. Si sforza anche di descrivere oggettivamente la situazione alimentare mondiale e di abbozzare qualche soluzione. Dimostra pure che, per nutrire sette miliardi di uomini, bisogna concepire una società economa d’energia ed ottenere profonde modifiche nelle abitudini alimentari, sia nei Paesi ricchi sia in quelli poveri. La generalizzazione del regime vegetariano è forse la soluzione applicabile più immediatamente, poiché, di fatto, essa comporta una ridistribuzione dei viveri attualmente prodotti. Occorrono, infatti, in media, 7 calorie vegetali per produrre 1 caloria animale. Inoltre, un ettaro utilizzato per la coltura della soia produce 28 volte più proteine di alto valore biologico che se fosse utilizzato per l’allevamento bovino.

Charles W. Leadbeater:

Vegetarismo ed Occultismo. Seconda edizione completamente rifatta. Introduzione di Edoardo Bratina, note di Ferdinando Delor e Carmelo Nicolosi. Pagine 46, € 4,00.

Perché dobbiamo essere vegetariani? L’Autore, celebre teosofo veggente, con profonda competenza della materia, sia sotto il profilo scientifico che spirituale, espone l’argomento con la massima chiarezza, in modo da offrire al lettore validi elementi per un suo razionale esame. Valendosi della capacità di osservare gli effetti soprasensibili di ogni azione materiale, egli mette in evidenza tutte le ragioni che militano a favore di un’alimentazione più adatta all’uomo. È un’opera di piccola mole, ma di grandissimo interesse.

AA.VV.:

Non più alimenti “morti” per vivere! Terza edizione. Pagine 108, € 5,00.

Cos’è l’alimentazione naturale? I cibi devono essere “integrali” o “raffinati”? La nostra legislazione alimentare tutela gli interessi e la salute dei consumatori? È necessario che i cibi siano raffinati, additivati e colorati con sostanze chimiche? Cos’è il Vegetarianismo? E l’Igienismo? La carne è un alimento indispensabile? Come può essere risolto il problema della fame nel mondo? Quali cibi dobbiamo mangiare per una buona digestione? Il digiuno può guarire? Ecco le più importanti domande alle quali gli Autori cercano di rispondere in questo Quaderno, servendosi delle ricerche di studiosi di fama mondiale. Dopo più di dieci anni dalla prima edizione, poco è cambiato nella nostra legislazione e in quella internazionale. C’è solo un certo riconoscimento per il biologico, per il naturale e per l’integrale, perché i grandi produttori di alimenti hanno constatato che c’era una crescente domanda di questi prodotti. E così il mercato è stato invaso di alimenti ed oggetti che di “naturale” hanno solo il nome. In buona sostanza, gli argomenti affrontati in questo Quaderno rimangono sempre validi, perché la gente, anche se un po’ più informata di dieci anni fa e un po’ più propensa all’acquisto di prodotti “genuini”, “naturali”, “integrali” e “biologici”, continua ad avere gli stessi problemi di salute e nel cosiddetto “Terzo Mondo” (e certe volte anche “Quarto”) i bambini continuano a morire di fame (con la benedizione delle Autorità Ecclesiastiche, dei politici e... delle Multinazionali). La soluzione di questi problemi ad “alti” (?) livelli è conosciuta, ma è così radicale che fa paura a chi teme di perdere denaro e potere.

Marcello Salustri:

Fondamenti dell’alimentazione vegetariana. Prefazione di Ferdinando Delor. Seconda edizione. Pagine 72, € 4,00.

Il Vegetarianismo è la pratica attuazione di un’etica fondata essenzialmente sul principio che l’uomo non deve danneggiare od uccidere animali per la propria sopravvivenza, nel rispetto della legge d’armonia e d’amore che regge l’Universo, essendo anche atavicamente destinato all’alimentazione vegetariana. La pratica vegetariana è più che secolare ed ha sempre trovato seguaci, fra i quali grandi filosofi, scienziati e scrittori, a dimostrazione dei suoi benefici. Ovviamente, sarebbe eccessivo affermare che i vegetariani sono più lucidi e più intelligenti dei carnivori, ma è certo che il Vegetarianismo libera i suoi seguaci da una parte importante degli ostacoli psicosomatici derivanti da cause esogene che si oppongono ad una piena espansione delle loro coscienze. D’altro canto, non si può disconoscere che la scienza medica, sia per i suoi progressi nella conoscenza del corpo umano, sia per le recenti osservazioni dietologiche, parla a sfavore dell’alimentazione fin qui seguita dalle popolazioni della civiltà moderna. Ed è appunto per dare un conforto scientifico che il Dr. Marcello Salustri ha scritto questo Quaderno, nel quale, in modo chiaro, sintetico, completo, sono raccolte le principali prove scientifiche che dimostrano l’innocuità della dieta vegetariana ed i suoi vantaggi per la salute.

Domenico Marino:

La Scienza del Terzo Millennio. Presentazione e Appendice del Prof. Marco Todeschini. Seconda edizione. Pagine 78, € 4,00.

Con una serie di profonde considerazioni, documentate dalle citazioni di eminenti scienziati, l’Autore pone in rilievo che la fisica, la biologia e la psicologia teoriche sono state deviate dalla retta via ed ora giacciono su un binario morto, sì che con esse non è possibile spiegare nessuno dei fenomeni che contemplano senza incorrere in stridenti contraddizioni, assolutamente insostenibili. Com’è riferito nella parte finale, egli ha effettuato ricerche sistematiche nel campo delle radiocomunicazioni, pervenendo a scoprire “effetti” speciali, uno dei quali porta il suo nome, ed inventando nuovi dispositivi radiotrasmittenti-riceventi, che confermano in pieno la Psicobiofisica del Prof. Marco Todeschini, teoria unitaria basata sulla fluidodinamica e che comprende non solo i fenomeni fisici, ma anche quelli biologici e psichici. Per questo il Dott. Domenico Marino è stato nominato socio di vari Atenei e vicepresidente dell’Accademia Internazionale di Psicobiofisica.

Borello, Carletti, Fucarino, Giannone:

Spazio pieno o spazio vuoto? Pagine 110, € 5,00.

Questo Quaderno tratta della questione, da sempre dibattuta e non ancora definitivamente risolta, riguardante la natura dello “spazio”, sia esso interstellare o intermolecolare o interatomico. Carmelo Fucarino apre la trattazione con i diversi punti di vista dei filosofi classici (Pitagora, Parmenide, Melisso, Empedocle, gli atomisti, Epicuro, Lucrezio, gli stoici). Antonio Giannone, dopo alcune riflessioni sulla scienza e sulla metafisica, sul concetto di energia, sulla teoria del “big bang”, illustra la teoria di Michele Giannone, il quale dimostra che lo spazio è pieno di una sostanza primordiale (il Koilon) che ha dato luogo anche alla cosiddetta “materia” dei diversi “mondi” (fisico, eterico, astrale, mentale ecc.). E lo stesso Michele Giannone chiarisce ed approfondisce alcuni punti della sua teoria, facendo luce sulla secolare questione dello “spazio pieno o vuoto”. Anche Luigi Borello discute sulla “reale costituzione dello spazio in cui viviamo”, sostenendo la “Teoria dello Spazio Neutrinico” di Cesare Colangeli e presentando i risultati delle sue sperimentazioni. Infine, Elio Carletti espone in modo chiaro e sintetico la Teoria Neutrinica di Colangeli e di Borello e sostiene che «lo spazio è un pieno senza discontinuità, governato da un’unica legge, in forza della quale in esso non possono esistere vuoti». In Appendice, Antonio Giannone presenta un suo studio sulle “trasmutazioni atomiche a debole energia” di Louis Kervran ed accosta queste “trasmutazioni” a quelle operate dagli Alchimisti. Di grande interesse sono gli esperimenti di Jollivet-Castelot effettuati alla fine del 1800 e quasi sconosciuti in Italia.

Vincenzo Di Spazio:

Il Meridiano del Tempo. Temporis Foramina Spinae. Pagine 52, copertina a colori. Mappa a colori fuori testo di cm 24 x 34, € 6,00.

L’Autore, mettendo in relazione la riflessologia del Prof. Giuseppe Calligaris e l’Agopuntura cinese, ha scoperto un nuovo Meridiano, da lui denominato “Age Vessel”. La sua localizzazione corrisponde alle facce laterali dei processi spinosi, seguendo una distribuzione segmentaria. Solo il tratto mobile della colonna vertebrale viene interessato da questo decorso energetico, con esclusione del segmento sacro-coccigeo. Il dr. Di Spazio ha scoperto che i punti di Age Vessel sono i peculiari recettori di circuiti energetici temporo-spaziali integrati, che documentano la presenza di un conflitto emozionale localizzato nel tempo e le distorsioni energetiche da esso generate. In sostanza, viene ipotizzata la teoria secondo la quale il processo patologico è innescato da esperienze stressanti inelaborate. La stretta e biunivoca relazione fra psiche e soma, già studiata e sperimentata dal Calligaris, è concepita come un’interfaccia somato-emozionale, dove il flusso perturbatore di stati d’animo negativi determina un’inscindibile risposta somatica. Il disagio fisico può essere transitorio o può cronicizzare. La novità assoluta introdotta dalla scoperta di questo Meridiano consiste nella possibilità di rintracciare sui punti spinali i complicatissimi recettori che veicolano non soltanto la memoria somato-emozionale di un evento stressante (o traumatico) con le sue implicazioni patologiche, ma soprattutto la sua memoria cronologica (età). Ogni processo spinoso rappresenta il punto di accesso privilegiato alla memoria di una precisa epoca della vita. Grazie alla stimolazione dei punti spinali di Age Vessel, il soggetto esaminato, oltre ad avvertire ipersensibilità sul punto stimolato, percepisce parestesie, vibrazioni, sensazioni termiche in punti remoti del corpo. Questi riflessi si producono in modo completamente individuale e rappresentano la traccia patologica, debole o profonda, di un evento emozionale inelaborato. Il nuovo Meridiano assomma non soltanto le coordinate temporali (età in cui si è verificato il trauma), ma addirittura contiene le informazioni spaziali patologiche, cioè indica l’area somatica dove il flusso perturbatore dell’esperienza stressante ha espresso la sua carica negativa sotto forma di processo disturbante. In altre parole, i riflessi amplificati dall’eccitazione di un punto spinale (se dolente) sono in grado di determinare una risposta in zone remote del corpo, che si riproduce unicamente in quel soggetto e in nessun altro (riflessi cronospaziali). L’unicità del fenomeno dipende dal segnale di stress memorizzato ad una precisa età e dalla sua interazione con la struttura biologica di quel soggetto. I riflessi prodotti sono elaborati e veicolati principalmente dal midollo spinale, che dal punto di vista filogenetico rappresenta la parte più antica del neurasse. L’importanza di questa scoperta del dr. Di Spazio non si limita all’individuazione dell’evento stressante che ha determinato un disturbo somatico (o viscerale, in particolare), ma è da attribuire soprattutto alla possibilità, mediante opportuni trattamenti, di intervento sulla patologia sofferta dal soggetto, che nella maggior parte dei casi determina la sua guarigione. La stimolazione terapeutica dei punti Age Vessel (agopuntura, agopressione, cromopuntura, micromassaggio, floripuntura ecc.) consente la rievocazione profonda e quindi inconscia dell’evento stressante e delle sue ripercussioni psicosomatiche, in modo da determinare un efficace processo conflittolitico. Alla fine del libro sono riportati alcuni “casi clinici”, trattati soprattutto con l’applicazione topica quotidiana dei fiori di Bach sui punti spinali (Floripuntura vertebrale o spinale). La mappa a colori allegata al testo consente di individuare i punti del Meridiano ed i processi spinosi descritti.

Georges Lakhovsky:

Le onde cosmiche e i circuiti oscillanti. Pagine 80, cm 15 x 21, € 10,00.

In quest’opera Gorges Lakhovsky indica che tutti gli esseri viventi sono simili a circuiti oscillanti ad altissima frequenza, poiché sono costituiti da cellule che sono a loro volta oscillatori elementari. Dato che i rapporti che intercorrono tra le cellule e le radiazioni cosmiche determinano le condizioni di vita e di morte, Lakhovsky ha sperimentato ed applicato i circuiti oscillanti al campo clinico. Questo libro riporta le testimonianze in campo medico di chi ha sperimentato la vibrazione cellulare, dimostrando l’importanza della continuità della vita attraverso la radiazione cosmica, grazie all’utilizzo di Circuiti Oscillanti costituiti da bracciali, collari, cinture e, in forma più complessa, per mezzo di Oscillatori a lunghezze d’onda multiple. L’equilibrio raggiunto attraverso questi Circuiti Oscillanti è testimoniato anche dai numerosi esperimenti effettuati su piante e animali.

Radiazioni e Onde, sorgenti della nostra vita. Pagine 80, cm 15 x 21, illustrazioni b/n, € 12,00.

Gli approfonditi e comprovati studi condotti da Lakhovsky sull’utilizzo terapeutico delle onde elettromagnetiche rappresentano un fondamentale patrimonio per la comunità medica. Oggi l’eredità scientifica del famoso ingegnere e biologo russo viene messa a disposizione di tutti grazie a un testo sintetico e diretto, dal linguaggio chiaro e di immediata comprensione. Dai rischi connessi all’utilizzo dei raggi X e del Radio fino alla scoperta del potenziale curativo delle onde ad alta frequenza multipla, questo volume apre a ogni tipo di lettore le porte della medicina vibrazionale e della radiobiologia. Attraverso le osservazioni, i documenti ufficiali e le preziose testimonianze di altri medici, Lakhovsky dimostra come alla base di numerose patologie anche mortali vi sia l’alterazione dell’equilibrio oscillatorio delle cellule: ripristinare la stabilità perduta attraverso un trattamento mirato di onde multiple rappresenta la documentata via di guarigione proposta da questo affascinante Autore.

Georges Lakhovsky nacque nel 1870 a Illia, in Russia; si laureò in ingegneria nel 1894. Recatosi a Parigi per perfezionare gli studi universitari, non rientrò più in patria e visse in Francia sino alla morte. Con i suoi esperimenti, che iniziarono nel 1924 presso l’Ospedale della Salpêtriére a Parigi, prese l’avvio la sua ricerca in campo medico. I suoi “Circuiti Oscillanti” lo portarono alla ribalta internazionale per quanto riguarda la battaglia contro il cancro, facendolo conoscere in tutto il mondo. Dal 1926 a 1938 scrisse 21 libri, tradotti in diverse lingue. Morì nel novembre 1942, lasciando alla medicina una porta aperta verso le nuove cure cosmovibrazionali.

L’oscillazione cellulare. Insieme di ricerche sperimentali. In preparazione la nuova edizione. Traduzione di Antonio Giannone.

Giuseppe Alaimo:

Alla frontiera dell’impossibile. Pagine 152, € 9,50.

«Libro scritto con agilità e tale da riuscire appassionante in ogni sua pagina. L’Autore non approfondisce i fatti straordinari che racconta, ma li espone con semplicità, nella certezza che il lettore rimarrà, se non convinto, certo stupefatto e impressionato: come, in realtà, avviene anche a chi, per diverse ragioni, non è disposto a credere troppo nelle cose “impossibili”. Basterebbe comunque la storia, anzi il mistero del ponte maledetto (una ragazza assume la personalità di un giovane trovato morto e rivela i nomi degli assassini), o il racconto dei “voli”, o meglio delle levitazioni, di Santa Teresa d’Avila e di San Giuseppe da Copertino per far rimanere perplesso anche il più cinico dei lettori. Che dire poi della mano della principessa egiziana, mano trovata in un sarcofago mummiforme e che, a distanza di secoli dalla morte della legittima proprietaria, emanava uno strano calore e sanguinava? Basti dire che la mano misteriosa venne acquistata da Sir Conan Doyle (l’inventore di Sherlock Holmes), il quale la sistemò nel Museo delle scienze occulte di Westminster, ove tuttora si trova… I fatti incredibili raccontati nel libro di Alaimo sono decine, e ci portano in un mondo inverosimile e allucinante, nel quale tutto è possibile, anzi vero! Come, ad esempio, le notizie riguardanti il regno di Agartha, costituita di immense caverne sotterranee, nelle quali vivrebbero centinaia e centinaia di milioni di uomini. Lo assicura Ossendowski, il quale riferisce le parole del principe Ciultum Beyli, secondo cui “quel regno si estende per tutte le vie sotterranee del mondo intero. Ho udito un savio lama cinese dire al Bogdo Khan che tutte le caverne sotterranee dell’America sono abitate dall’antico popolo che disparve sottoterra. Di esso si trovano ancora le tracce alla superficie”. Come si vede, qui sono raccontati fatti tali da destare l’attenzione, o almeno la curiosità, anche del più pigro degli scettici e del più assonnato dei villeggianti» (Enzo Fabiani, Gente n. 52, 1976).

Giuseppe Alaimo, nato a Canicattì (Agrigento) nel 1924, giornalista pubblicista dal 1956, Penna d’oro, Cavaliere della Repubblica, Lion; ha diretto dal 1954 il quindicinale “La Torre” e il mensile “Mondomusica” per cinque anni. Ha collaborato a numerosi periodici e quotidiani, anche all’estero. Ha scritto numerosi saggi sulle tradizioni, sulle leggende e sul folklore della sua città natale. Ma forse è più conosciuto per avere scritto Viaggio nell’ignoto (MEB), Caccia alle streghe (Mediterranee), L’enigma di Atlantide (MEB) e Diavoli, diavolesse & C. (Fidelfo).



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